
LA NATURA
La vegetazione di
Monte Orlando è quella tipica dell'ambiente mediterraneo, caratterizzato da una stagione invernale non
molto fredda e da un'estate calda.
Il clima di
Monte Orlando, nei suoi aspetti generali, lo possiamo definire attraverso
i dati dell'Osservatorio meteorologico dell'Istituto Tecnico Nautico
Caboto. Gennaio è il mese più freddo: la media della temperatura minima è
7,3°C, la media della massima 11,9°C. Agosto è il mese più caldo: la media
della temperatura minima è 21,5°C, la media della massima 28,9°C . In luglio-agosto
difficilmente la temperatura supera i 34-35°C (1 giorno ogni due anni ); in
agosto, durante 75 anni, solo un giorno la temperatura è stata di 37-38°C.
Dal 1982 al
1992 solo due giorni: il 5 luglio 1988 (38,4°C) e il 6 luglio 1988 (37,6°C). Sono anche i
due unici giorni in cui la temperatura ha superato i 34°C. Nello stesso periodo, la media della temperatura massima di agosto è stata per cinque anni uguale
o superiore a 30°C. Dal 1887 al
1967, solo quattro estati sono state molto calde, undici sono state
calde, quaranta sono state miti e ventitré fresche. Nello stesso periodo, quattro inverni sono stati moderati
e settantatré dolci
Dal 1989 al 1992 si sono susseguite un'estate mite, una fresca e le ultime due calde. Negli stessi anni, 61
giorni su 124 del mese di gennaio e 48 su 113 del mese di febbraio sono stati
rigidi.
In media, in un
anno, nel periodo 1887-1967, si hanno 1279 mm di pioggia, dei quali 494 in inverno e
446 in autunno. Il mese più piovoso è dicembre, con 191 mm di pioggia. Negli ultimi anni il clima
sembra essere diventato sensibilmente più arido: dal 1982 al 1988, mediamente, sono caduti 738,7 mm annui di pioggia.
In un anno, nell'ultimo secolo, si hanno,
mediamente, 2731 ore di soleggiamento
effettivo, di cui 1054 in estate e 396 in inverno.
Le ore di vento nelle
quattro stagioni sono quasi eguali, variando da un minimo di 2160, durante
l'inverno, a un massimo di 2208, durante la primavera e l'estate. Il levante (est)
è il vento prevalente, ed è regolarmente distribuito nelle quattro
stagioni. È anche il vento prevalente in inverno (632 ore), seguito dal grecale, vento di nord-est (416 ore), e in autunno (576 ore),
seguito dal ponente (ovest). In primavera (496 ore) e in estate (712 ore)
prevale il ponente, seguito dal levante. La tramontana soffia 128 ore annuali, di cui 64 in inverno.
Dai valori descritti,
risulta che il clima di Monte Orlando è un vero clima mediterraneo. Ne abbiamo
conferma anche usando il rapporto di Emberger tra i millimetri di pioggia dei
mesi di giugno, luglio e agosto e la media della temperatura massima: un vero
clima mediterraneo deve dare un valore inferiore a 7. Nel caso di Monte Orlando otteniamo un valore
pari a 2,5.
Le caratteristiche
del clima definiscono anche i caratteri della vegetazione. Nella regione
mediterranea, infatti, le piante devono mettere in atto tutti quegli
accorgimenti che permettano loro di vivere in un ambiente, per lunghi mesi, secco e
caldo. Devono, cioè, avere delle caratteristiche che riducono la trasudazione o
che permettono di accumulare delle riserve d'acqua.
Le foglie sono gli
organi maggiormente interessati agli adattamenti. Per ridurre la superficie
trasudante molte specie hanno foglie di piccole dimensioni o arrotondate (elicriso);
altre riducono le foglie a squame (ginepro), ad aghi (pinacee) o a spine (ginestra
spinosa); altre ancora le
perdono del tutto o quasi del tutto (ginestra). Altri accorgimenti per ridurre la trasudazione sono l'ispessimento dell'epidermide fogliare (leccio ed olivo), il
rivestimento dello stesso con sostanze
resinose o cerose (carrubo), l'abbondanza di peluria sulle pagine fogliari (barba di Giove, lavanda, cisto).
La protezione più efficace contro
la trasudazione è la perdita delle foglie nel periodo di maggiore siccità e calura (euforbia e anagiride). Oltre alle caratteristiche generali del clima,
incidono sulla presenza di
determinate specie in una località anche le piccole variazioni locali della temperatura, del soleggiamento, del
vento, ecc. Tant'è che nel Parco di Monte Orlando sono presenti entrambi i
climax con i quali i botanici sogliono
descrivere l'ambiente mediterraneo: l'associazione tra olivo e carrubo, che
caratterizza le zone più aride e calde, e il bosco di leccio, che denota un clima più fresco.
La foresta
sempreverde è considerata dai botanici come il dato originario dell'ambiente
mediterraneo, anche se non è poi così facile stabilire quali erano le condizioni naturali di un determinato
luogo in un tempo molto lontano. E ciò a
causa delle innumerevoli azioni dell'uomo sull'ambiente, azioni che
spesso, per il potere rigenerativo della natura, non riusciamo nemmeno più a distinguere. Se, infatti, è molto agevole riconoscere in un
pascolo o in un orto una modificazione umana del paesaggio, le cose si complicano, e non siamo più tanto
sicuri, quando ci troviamo di fronte ad una macchia (formazione vegetale arbustiva, folta e intricata, tipica delle
nostre coste): di che cosa si tratta? di uno
stadio degenerativo di una precedente foresta sempreverde (macchia secondaria) o di uno stabile e terminale aspetto dell'evoluzione del mondo vegetale
(macchia primaria)? In ogni caso, agendo su una foresta sempreverde mediante un
ragionevole disboscamento, l'uomo ne provoca la degenerazione in macchia. Il disboscamento eccessivo, gli incendi o
il pascolo provocano la
trasformazione del bosco in gariga o steppa. La lecceta, pura o mista, è la
forma di bosco prevalente nella regione mediterranea. È anche la forma più densa e tipica delle zone più fresche, mentre nelle zone più calde ed aride domina
l'associazione tra carrubo ed olivo. Anche i pini possono formare boschi più o
meno estesi e più o meno densi.
Incontriamo boschi di pini domestici, di pini d'Aleppo e di pini marittimi.
Nel Parco di Monte
Orlando è presente il bosco di lecci in tutta la fascia che va da nord a
sudovest, con una piccola cesura, dovuta ad un incendio, a sinistra del santuario della
Montagna Spaccata. Si tratta
di un bosco misto, dove, oltre al leccio, che è prevalente, si incontrano pini e roverelle, queste ultime in
particolare lungo la strada per la
Carolina, ma anche esemplari di carrubo, lungo la via Planco, e di olivo, lungo la via Carolina. Lungo
le strade si incontrano diversi
esemplari di lentisco e, nella parte più settentrionale, anche qualche carpino e orniello. Nel sottobosco
si incontrano diverse piante
lianose: smilace, caprifoglio, edera e, dove il bosco è più rado, anche esemplari di ginestra, di cisto o di
erica. Oltre al bosco, e più del bosco, nella regione mediterranea, come
abbiamo già detto, incontriamo la macchia,
formata prevalentemente di arbusti. A seconda della presenza o
dell'assenza di alberi, si definisce macchia
ad alto o a basso fusto. La macchia a basso fusto, formata da arbusti
alti un metro e mezzo-due, può essere mista o composta
di esemplari della stessa specie.
Nel Parco di Monte
Orlando troviamo zone di bassa macchia lungo il sentiero che conduce alla polveriera
Trabacco, dove incontriamo molti esemplari della vegetazione rupestre, come la
barba di Giove e l'euforbia, ma anche cisto e lentisco; lungo le pendici che si affacciano sulla spiaggia di
Serapo, dove incontriamo ancora molta euforbia; lungo la strada che conduce al quartiere
S.Erasmo. Una diffusa zona di bassa macchia,
che si sta ricostruendo dopo l'ultimo incendio, risalente ad una decina di anni fa, è quella lungo la strada della Carolina,
tra le due porzioni di bosco. È una macchia mista composta di diverse specie, alcune delle quali coprono completamente estese superficie, in particolare sotto la strada:
così fanno la ginestra, il cisto, la ginestra spinosa e l'erica. Si incontrano
anche molti esemplari di leccio, cresciuti
sulle ceppaie, ed anche diversi carrubi allo stato arbustivo. Sopra la
strada, salendo il pendio, incontriamo ancora cisto, erica, leccio e molti
carrubi, sempre allo stato arbustivo. Un
altro ambiente molto diffuso nella regione mediterranea è la gariga, caratterizzata da radi e piccoli arbusti e da
innumerevoli piante legnose ed
erbacee, annuali o perenni, che crescono su un terreno nel quale spesso
spunta la nuda roccia. Quando anche i piccoli arbusti scompaiono, e la vegetazione è formata soltanto da piante erbacee, ci troviamo di fronte alla steppa.
Nel Parco di Monte
Orlando gariga e steppa, conseguenza dei numerosi incendi, caratterizzano il pendio
meridionale tra il mausoleo Planco e le polveriere. Incontriamo qui vaste distese di
ampelodesma, piccole estensioni di asfodelo, larghe fasce di cisto. Trovano qui il
loro terreno
d'elezione piante particolarmente resistenti al vento e all'aridità, come le piante
bulbose (agli, gladioli, orchidee), e alcune delle essenze che usiamo per
condire i nostri piatti (rosmarino, salvia). Molte delle specie già citate
caratterizzano la vegetazione rupestre: rosmarino, euforbia, barba di Giove, insieme
all'elicriso, alla violacciocca, alla centaurea. Intrepidi ed acrobatici, capaci
delle contorsioni più strane, sulle falesie di Monte Orlando incontriamo i pini d'Aleppo. E sulle
stesse, solitarie, in piccole fessure della roccia, crescono le palme nane.